Trento, 10 ottobre 2019 –  C’è una risorsa importante che viene sprecata quotidianamente da parte degli enti pubblici del Trentino: questa risorsa sono gli operai.

Considerati un costo (spesa corrente), sono stati pian piano ridotti all’osso: oggi gli operai sono circa 450 fra tutti i comuni, di cui 150 concentrati in quelli più grossi. In media quindi ci sono meno di 2 operai per comune. In Provincia ce ne sono circa 300 di cui il 90% operai stradali: molti meno dei tempi della gestione ANAS. Inutile dire che ciò comporta gravi ripercussioni su diversi livelli.

Innanzitutto sul piano finanziario: paradossalmente questa corsa ad abbassare il costo del personale operaio ha prodotto, specie negli enti più piccoli, un aumento consistente delle spese per l’esternalizzazione delle manutenzioni.

Infatti gli operai comunali, che da sempre non hanno tempi morti, al costo medio (oneri inclusi) di meno di 18 euro all’ora, sfruttando ogni momento, conoscendo bene le strutture e le problematiche da gestire, sono sostituiti da interventi occasionali di imprese esterne al costo minimo di 40 euro all’ora. Quindi si spende molto di più o, in alternativa (se non contemporaneamente) si diminuisce il servizio di manutenzione.

La tendenza delle amministrazioni a risparmiare sul personale in modo casuale (in pratica per anni non si attuata una seria politica di sostituzione di chi andava in pensione creando gravi disequilibri) è un male che da tempo Fenalt denuncia. Enti, come i Comuni, dovrebbero calcolare il fabbisogno di personale sulla base degli obiettivi gestionali che si pongono, in modo da ottenere il massimo servizio con il minimo dispendio di risorse, secondo una logica tipicamente imprenditoriale. Ma questo non succede.

Ma c’è dell’altro: una criticità non meno importante è data dal fatto che con questa riduzione di risorse interne gli operai si trovano in molte situazioni ad operare in pochi e in condizioni di rischio, disattendendo le norme di sicurezza e mettendo a repentaglio la propria sicurezza. Questo succede dove ci sono un operaio unico o due soli operai con troppi compiti.

I nostri iscritti ci raccontano infatti di casi in cui, a seguito della complessità degli interventi sulle strade più affollate, le squadre non riescono a coprire in sicurezza tutte le operazioni, e talvolta, anzi spesso, si trovano ad operare senza rispettare le più banali norme sulla durata della prestazione lavorativa e delle pause o interruzioni.

C’è poi un ultimo aspetto che abbiamo l’obbligo di denunciare pubblicamente: si tratta della mancanza di equo trattamento. Sono molti i casi di operai che assunti come generici al livello più basso (B Base), pur svolgendo per anni mansioni specializzate e polivalenti di livello superiore – come per esempio la guida di mezzi speciali, le mansioni di idraulico, elettricista ecc. per le quali è previsto l’inquadramento al B Evoluto – non vengono riqualificati e sono trattati economicamente in modo diverso dai colleghi, contravvenendo così al principio costituzionale dell’uguale trattamento per uguali prestazioni! Da anni sollecitiamo le riqualificazioni attraverso gli strumenti normativi previsti, ma ci battiamo spesso contro un muro di gomma sia in Pat che nei Comuni.

Come Fenalt riteniamo, quindi, doveroso aprire prossimamente delle vertenze per assegnare il giusto riconoscimento ai lavoratori sotto-inquadrati.

Crediamo sia giunta l’ora di considerare questo personale come una importante risorsa, una ricchezza per gli Enti, che merita nuova attenzione anche in una prospettiva di miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

Maurizio Valentinotti
Segretario generale Fenalt