Trento, 17 ottobre 2019 – In base ai dati Istat, confermati dal servizio statistica provinciale, i consumi nella città di Trento stanno frenando: non sappiamo ancora se si tratta di una tendenza, perché i dati sono relativi solo agli ultimi due mesi. In ogni caso si tratta di un segnale che desta qualche preoccupazione e che prefigura uno scenario deflattivo, come spiega Luca Petermeier sul quotidiano Trentino in edicola oggi. Se infatti la deflazione, cioè il calo dei prezzi, è una buona notizia per i lavoratori a reddito fisso, almeno nel breve periodo di tempo, perché corrisponde ad un calo dei prezzi, sul medio e lungo periodo è un segno di debolezza dell’economia, perché è l’esito di un calo dei consumi che provoca un calo del Pil, ovvero del reddito complessivo, con inevitabili ripercussioni negative anche sulla domanda occupazionale. “Stando all’ultima rilevazione dell’Ispat l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati relativo alla città di Trento, – scrive Petermeier –  è risultato pari a 102,3  con una  variazione del -1,4% rispetto al mese precedente e del -0,2% nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente. Anche il mese di agosto aveva fatto registrare un’inflazione negativa (-0,2%). Il dato dell’Alto Adige, invece, è diametralmente opposto con Bolzano che anche nel mese di settembre si conferma ai vertici della crescita inflattiva (+1%) (…) Mentre Bolzano resta la città più cara d’Italia, Trento si conferma per il secondo mese di fila una di quelle in cui i prezzi sono in maggiore flessione, insieme a Bologna, Venezia, Aosta e Ravenna”.