Trento, 25 ottobre 2019 – Ieri la direzione Anffas di Trento ha incontrato i sindacati preannunciando che nei prossimi giorni arriverà, come già comunicato da Anffas nazionale, la disdetta del CCNL e, di conseguenza, la disdetta del contratto integrativo provinciale.

I lavoratori di Anffas si trovano per la seconda volta in pochi anni costretti a lasciare sul tavolo contrattuale una fetta importante del proprio stipendio per far fronte ad un aumento dei costi del servizio che non trova copertura.

Si tratta di un settore in cui siamo già ai minimi termini retributivi: poco più di 1.000 euro al mese con 38 ore settimanali per un Operatore socio-sanitario.

Nel 2012 Anffas ha cambiato il contratto di lavoro, passando da quello delle Autonomie locali al contratto nazionale Anffas, con un aumento di 2 ore settimanali e una riduzione dello stipendio del 30% circa.

In quell’occasione Fenalt espresse la sua contrarietà non firmando la piattaforma e non accettando il sacrificio chiesto ai lavoratori.

Oggi siamo ancor più contrari alla proposta avanzata da Anffas; se questa non dovesse essere ritirata, la Fenalt, dopo aver proclamato lo stato di agitazione, chiederà ai dipendenti di scendere in piazza per salvaguardare quel po’ di dignità lavorativa rimasta.

Non è più tollerabile il comportamento di una direzione che risponde alle difficoltà gestionali solo chiedendo la riduzione degli stipendi già bassi dei propri dipendenti; chiediamo un po’ di rispetto per questi operatori che giornalmente donano la loro professionalità agli utenti di Anffas garantendo la qualità dell’assistenza a persone disabili che richiedono impegno, dedizione e motivazione.

Ora, augurandoci che in questa delicata situazione tutti i sindacati siano compatti nel portare la protesta contro Anffas anche in Consiglio provinciale, Fenalt organizzerà un incontro con i lavoratori per affrontare con determinazione questo difficile passo.

Di certo questa partita non riguarda solo Anffas: è la conseguenza degli “aggiustamenti in basso” accettati nel passato oltreché in Anffas, anche in Appm. Fenalt teme che ciò possa innescare un effetto “domino” che oltre a nuocere ai lavoratori interessati, rappresenta una pericolosa tendenza all’impoverimento della società trentina, un impoverimento inaccettabile