COMMISSARIARE LE CASE DI RIPOSO

Case Di Riposo
| 21 aprile 2020

TRENTO, 18 aprile 2020 - "La situazione nelle case di riposo in Trentino è tra le peggiori di Italia, se non la peggiore". Al grido di protesta lanciato da Fenalt, hanno fatto eco in questi giorni anche i quotidiani locali. Sull'Adige oggi in edicola Maurizio Valentinotti e Roberto Moser, rispettivamente segretario e vice segretario della Fenalt, ricordano che per riconoscere i segnali della catastrofe delle case di riposo le avvisaglie c'erano state tutte. Bastava guardare ciò che stava succedendo in Lombardia e Veneto ed ispirare le scelte alla massima prudenza. Il numero di morti che ci sono stati nelle APSP o RSA trentine, infatti, è altissimo: stando ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Survey nazionale sul contagio da Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie pg. 11) sarebbe il più alto d’Italia, tenendo presente che in trentino ci sono solo una cinquantina di RSA contro un Veneto che ne ha oltre 500 o le quasi 700 che ci sono in Lombardia, regione nei guai proprio per l’alta mortalità nelle RSA.

"Forse qui in Trentino - scrivono i due dirigenti Fenalt - non si è fatto un conteggio preciso: per noi che siamo a contatto diretto con gli operatori nostri iscritti (e la Fenalt è il sindacato di maggioranza nelle RSA) i morti nelle Case di riposo sono circa 300 (!!!), per la task force provinciale sono 350 in totale, RSA comprese.

Speriamo che su questi numeri si faccia un po’ di chiarezza! La situazione sembra non migliorare, la contaminazione continua, i morti pure.

Crediamo che se le APSP fossero state gestite in altra maniera, non dall’inizio dell’emergenza, ma da prima ancora, oggi non saremo in questa situazione.

Non serviva essere dei veggenti per capire che una struttura sanitaria non può essere gestita da sociologi o economisti, come spesso invece succede. Oggi la gran parte dei casi di infezioni ruota attorno alle APSP: si tratti di ospiti o operatori o parenti degli operatori. Il Trentino non può immaginarsi una Fase 2 finché avremo questi numeri. E solo per una organizzazione delle RSA fatta male, oggi riconosciuta – in modo molto discutibile - anche dalla Giunta provinciale. Ancora adesso registriamo quotidianamente carenze organizzative che mettono nello sconforto i lavoratori e non fanno calare la curva dei contagi.

Ci sono esempi a bizzeffe: lavanderie che non hanno istruzioni per trattare i panni dei contagiati, carenze nella compartimentazione, dpi non a norma, mancanza di operatori per l’assistenza di base, e via dicendo... Tutto questo non doveva succedere se le RSA fossero state gestite secondo modelli organizzativi orientati agli aspetti medico-sanitari. Si deve cambiare regime: è da anni che come sindacato FeNALT diciamo che non è possibile andare avanti così: doveva arrivare la tragedia per farlo capire.

Anche durante questi giorni abbiamo più volte rimarcato il caos totale che vivevano gli operatori delle RSA, senza una guida, con ospiti che morivano in continuazione e l’APSS assieme alla PaT che precisavano quotidianamente che le APSP sono aziende a sé e quindi gli interventi sono difficili. Allora ci chiediamo e chiediamo chi è stato a dare la possibilità a queste aziende di avere una conduzione completamente autonoma? Ora chiediamo un commissariamento in tutte le APSP, affinché si prenda in mano la situazione perché i fatti mostrano che è urgente. Siamo stanchi di far polemica, ma siamo ancor più stanchi di contare i morti insieme ai nostri iscritti e di vedere che non c’è una svolta, neppure preannunciata, come sarebbe doveroso, visto il drammatico disastro di cui siamo testimoni. Salviamo il salvabile: come sindacato siamo pronti a collaborare. Ma per favore non continuiamo a sbagliare".

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