I 50 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

Ricorrenze
| 21 maggio 2020

Trento, 20 maggio 2020 -  "Il lavoro sta cambiando, e le conseguenze della nuova crisi globale rischiano di farsi sentire più forti dove già si avvertivano carenze: l'occupazione femminile e quella dei giovani. Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell'Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile". Lo ha affermato il presidente Mattarella in occasione dell'anniversario per i 50 anni dalla legge sullo Statuto dei lavoratori.  Aspettative sindacali, divieto di riprese senza il consenso dei lavoratori e di accertamenti sanitari direttamente da parte aziendale, libertà di opinione, divieto di demansionamento e soprattutto diritto al reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento giudicato illegittimo: queste erano le principali regole introdotte dalla legge 20 maggio 1970, numero 300. Lo Statuto (41 articoli divisi in sei titoli) fu messo a punto da una commissione di esperti presieduta da quello che è considerato il padre della riforma, Gino Giugni. Mezzo secolo di storia del lavoro di questo Paese tra indubbie conquiste e polemiche sull'adeguatezza o meno ai ritmi veloci del cambiamento. E' stato istituito quando il lavoro da tutelare era in fabbrica e non si poteva certo immaginare l'arrivo dei co.co.co, dei riders e dopo l'arrivo del Covid-19 dello smart working di massa. Questo per ricordarci che l'impegno per la difesa dei diritti dei lavoratori non appartiene a un momento storico concluso e affidato ormai solo a retoriche commemorazioni , ma è un dovere morale che deve sempre fare i conti con i problemi posti dall'attualità e dalla sue determinazioni siano esse rappresentate dai progressi tecnologici o dalle stridenti disuguaglianze sociali, dalle disparità di genere o dalle logiche della dinamica economica, che spesso pone ancora ai margini i lavoratori più deboli e ne mortifica i diritti.

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