LA CRISI ECONOMICA PROVOCATA DALLA PANDEMIA

Economia E Lavoro
| 9 novembre 2020

Trento, 9 novembre 2020 - L'emergenza pandemica sta degenerando in una crisi economica mai vista prima, se non nel periodo postbellico. Secondo stime del Sole 24Ore la perdita in termini di PIL nel 2020 si avvia a ad essere pari o superiore al 9%, ma se le misure restrittive fossero irrigidite ulteriormente, il Pil continuerebbe a scendere. Considerando uno scenario avverso, esteso anche a livello europeo, si registrerebbe un impatto in termini di minori esportazioni di beni e servizi, tale da determinare una contrazione del -10,5% quest'anno. Ma le conseguenze sarebbero gravi soprattutto nel 2021, quando invece di registrare un “rimbalzo” del 6%, come previsto negli scenari più favorevoli, la crescita del Pil si arresterebbe all'1,8 per cento.

Si può ipotizzare che, qualora il Governo dovesse ricorrere a un nuovo lockdown generalizzato, l'impatto sul Pil sarebbe ancora più marcato e si andrebbe incontro a una nuova recessione, con effetti gravi e tangibili sul versante dell'occupazione. In poche parole, i costi economici e sociali sarebbero molto pesanti, e l'avvio di un graduale percorso di ripresa non potrebbe che slittare al 2022/2023, con un impatto negativo anche sui conti pubblici.  Il peggioramento della situazione può essere evitato solo col contributo di ciascuno di noi, rafforzando il senso civico di ciascuno e sensibilizzando anche le nuove generazioni ad un maggiore rispetto delle misure di contenimento del contagio, onde evitare che l'aggravarsi della situazione economica si ripercuota pesantemente sull'occupazione, danneggiando proprio i soggetti più fragili, ovvero i giovani.

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