NO AL NUOVO ORARIO. "SE BISOGNA DARE I SOLDI AI BAR GLI REGALINO PURE I NOSTRI BUONI PASTO"

Pat
| 20 giugno 2020

Trento, 20 giugno 2020 - Come è noto la nuova organizzazione degli orari per i dipendenti provinciali prevede la presenza in ufficio su due turni uno al mattino (dalle 7.30 alle 12.30) e uno al pomeriggio (dalle 13.15 alle 18:30) con la possibilità di lavorare fino alle 19:30 e per alcuni uffici anche il sabato mattina. Ieri 150 dipendenti provinciali (e molti altri connessi in rete) appartenenti alle sigle sindacali più rappresentative nel comparto delle autonomie locali si sono ritrovati sotto le finestre di Piazza Dante per affermare il proprio diritto alla tutela della salute in presenza di un'emergenza sanitaria non ancora risolta, e per chiedere all'amministrazione di valorizzare il percorso finora svolto che ha visto l'attività lavorativa organizzata secondo il modello dello smart working. Insieme a CGIL, CISL, e UIL anche la Fenalt ha portato le proprie bandiere, nella convinzione che in questo momento l'unità sia sindacale sia l'unico strumento per poter affermare il diritto alla tutela della salute. "Con i nuovi orari potrebbe crearsi affollamento verso mezzogiorno per chi arriva con i mezzi pubblici - ha commentato il segretario generale della Fenalt, Maurizio Valentinotti - aumenterà il livello di rischio anche perché sarà difficile tenere gli uffici igienizzati con il passaggio del turno del mattino a quello del pomeriggio." Valentinotti chiederà alla Commissione per la sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro di verificare la validità del protocollo a firma del dirigente Fedrigotti su cui si basa la nuova riorganizzazione. Se il protocollo non dovesse essere conforme, Valentinotti minaccia la richiesta di far revocare alla provincia la certificazione family audit. Nell'incontro con le organizzazioni sindacali l'assessore provinciale Spinelli ha anche ammesso che la nuova disposizione è finalizzata a rimpinguare le casse degli esercizi commerciali con i buoni pasto dei dipendenti. "Diano pure i soldi del buono pasto a bar e ristoranti, ma non lo facciano a scapito della nostra salute". Ha commentato Maurizio Valentinotti difronte alla palese dimostrazione dello scarso concetto che la politica attuale ha dei lavoratori pubblici trentini: dei portatori di buono pasto. Francamente ci chiediamo se la strategia di mettere il  pubblico contro il privato sia espressione di una gestione politica responsabile e consapevole dell'importanza di salvaguardare la coesione sociale in un momento particolarmente delicato per l'economia locale. Lo scontro fra sindacati e amministrazione è solo agli inizi.

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