REGIONE - CCIAA: LA BOZZA DEL CONTRATTO 2016-2018 VA IN GIUNTA

Regione - Camera Di Commercio
| 23 settembre 2020

Trento, 23 settembre 2020 - Si chiude in questi giorni la tornata contrattuale 2016-2018 del comparto Regione-Giustizia-CCIAA (nella foto la sede della CCIAA). E’ stata una vicenda complessa, forse la più complessa dopo quella della sanità, perché ha visto la necessità di integrare nei ranghi della Regione il personale della Giustizia transitato dal Ministero e giunto con un carico di aspettative che la politica (Giunta Rossi) ha prima alimentato per favorirne il passaggio e poi deluso, scatenando un’insoddisfazione che ha contagiato tutto il comparto.

Proprio sui diritti del personale della Giustizia pende ancora la spada di Damocle dell’esito del ricorso della CGIL per il riconoscimento completo dell’anzianità di servizio nel trasferimento da un ente all’altro. Ed è proprio questa situazione di incertezza e contrapposizione che ha determinato gli schieramenti sindacali sulla bozza che, dopo due anni di ritardo e uno stralcio economico nel 2017, è stata inviata in Giunta regionale per l’approvazione. La posizione di Fenalt è stata determinante per l’esito della trattativa. E’ stata una scelta conservativa, assunta a larga maggioranza degli iscritti, in uno scenario di totale incertezza sia in merito al ricorso che potrebbe sparigliare nuovamente le carte sia in merito alle prospettive della prossima stagione contrattuale che si apre in un’epoca di Covid, caratterizzata da una forte scarsità di risorse al punto da suggerire di non perdere quelle ancora disponibili sul 2016-2018.

Come tutti i contratti anche questo – relativo soprattutto alla parte giuridica nonostante le risorse economiche messe insieme -  presenta delle luci e delle ombre. Chiaroscuri che vanno letti e interpretati nella prospettiva di un futuro incerto come quello che ci aspetta. Si sono trovate risorse per integrare il Fondo produttività a regime (60% della ria dei cessati dal servizio e risparmi dei coordinamenti e degli incarichi speciali), per riliquidare il fondo degli anni 2018-2019, per alzare il tetto massimo dei coordinamenti a valere dal 2018, si è semplificata la gestione della flessibilità mensile positiva rendendola fruibile in modo più agevole (banca ore a frazione oraria), si è riconosciuta la quota variabile dell’indennità di funzione anche nei periodi di malattia, si sono ammessi i permessi per legge 104 ai fini della produttività, si è inserita l’indennità di direzione nella parte fissa dello stipendio con vantaggi a livello pensionistico, si è definitivamente introdotto il lavoro agile, si è fissata la presenza all’interno della delegazione trattante dei Segretari generali o loro delegati, si è stabilita una tornata di progressioni di carriera semplificate per i regionali e il personale della Giustizia, di contro si cede un giorno di assenza senza certificato medico, si cede una piccola quota di indennità per disagiata residenza chilometrica (2/12) compensata da un riconoscimento della stessa anche in malattia, non si riconosce completamente l’anzianità del personale della Giustizia, ma solo i primi dieci anni e poi 1 ogni 3, mentre per i regionali l’anticipazione del TFR viene limitata a 3 volte.

Ciò che conta di più in tutto questo è la significativa integrazione del fondo per la produttività che trova nuova linfa e recupera la sua sostenibilità negli anni. Inoltre si è mantenuta l’impalcatura di fondo del contratto con i suoi istituti qualificanti (fondo progressioni, fondo produttività), che stando alle premesse del 2016 potevano essere del tutto smantellati. In particolare si è acquisito un maggior grado di flessibilità nella ripartizione della produttività e nella valutazione dei dipendenti ascrivendo la definizione del sistema alla contrattazione decentrata con la possibilità di una maggiore personalizzazione locale. Si sarebbe potuto fare meglio o di più? La risposta retorica è sempre “sì”, ma in questo caso ci sentiamo di dire “no”. Troppi elementi esterni (ad esempio l’attuale Giunta provinciale che ha ridotto lo stanziamento per il rinnovo del contratto dei suoi dipendenti; l’esito incerto del ricorso sulla Giustizia; l’ammanco nella finanza pubblica causato dalla crisi del Covid) congiurano per un peggioramento del quadro generale a scapito delle risorse disponibili e di istituti preziosi del nostro contratto (fondo per le progressioni). Chi racconta che si sarebbe potuto fare meglio o ben altro, cerca solo consenso a buon mercato per fare tessere, senza mai portare a casa risorse. Un classico senza tempo.

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