SMART WORKING: UNA OPPORTUNITÀ PREZIOSA PER IL LAVORO CHE IL TRENTINO ANCORA NON COMPRENDE

Diritti Dei Lavoratori
| 4 agosto 2020

Trento, 4 agosto 2020 - Ci sono pochi dubbi (ma molti studi) sul fatto che lo smart working sarà la modalità di lavoro del futuro: meno costi per imprese e per la pubblica amministrazione, più tutela per l'ambiente, città meno congestionate dal traffico, lavoratori più soddisfatti e quindi più produttivi. Questa trasformazione organizzativa produrrà degli inevitabili effetti sulla struttura economica della società: saremo più digitali e quindi più propensi ad usare la rete anche per i consumi. Ne trarranno beneficio gli operatori economici che sapranno sfruttare le potenzialità del web e gli altri inevitabilmente e progressivamente scompariranno. Certo, il Trentino per ora non sarà leader in questa rivoluzione. Capita infatti che alla pubblica amministrazione trentina piacciano le smart cities e le tecnologie digitali tanto da metterle al centro di molti progetti finanziati con denaro pubblico, ma quando si parla di smart working, allora prevale la diffidenza e ci si ritrova con sentenze del giudice del lavoro che bocciano soluzioni organizzative non concertate con i sindacati, come è successo di recente, e che vanno in senso opposto al cammino della Storia. D'altra parte la capacità di gettare lo sguardo oltre l'ostacolo non è mai stata, se non in pochissimi casi, una prerogativa delle classi dirigenti nazionali o locali né in passato né ora. I dati ci dicono infatti che Marche, Trentino Alto-Adige e Abruzzo sono le regioni con la più bassa percentuale di personale attualmente in regime di smart working; al primo posto ci sono le Marche con l'87,3% dei lavoratori tornati alla modalità in presenza, segue il Trentino con l'84,2%, infine l'Abruzzo con l'83%. È quanto emerge dalla quarta edizione dell'indagine sugli effetti della pandemia da Covid-19 per le imprese italiane elaborato dal Centro studi e dall'area affari internazionali di Confindustria riferita a luglio 2020. La regione invece che ha registrato, rispetto al mese di maggio, la variazione percentuale maggiore passando dal 33,7% al 55,9% di lavoratori in smart working è la Lombardia.

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