TANTI RINGRAZIAMENTI, MA POCA SOSTANZA

Case Di Riposo
| 26 maggio 2020

Trento, 26 maggio 2020 -  L'effetto collaterale più evidente dell'epidemia da Coronavirus, per quanto riguarda le APSP, è stato un accumulo di stress e di stanchezza che ha esaurito le energie fisiche e mentali di tanti lavoratori, senza citare i molti che hanno subito in prima persona la malattia, con un’ulteriore ricaduta sia sul piano fisico che mentale.

Se, in particolare, sono stati esposti ad un ritmo e ad una tensione continui e pesantissimi coloro che hanno lavorato nella APSP direttamente colpite dal contagio, arrivando in certi casi ad un vero e proprio sfinimento, non meno impegnati sono stati gli operatori delle strutture dove il contagio  non è entrato, perché comunque è stato necessario  un impegno fuori dall'ordinario, con compartimentazione delle aree che hanno richiesto il ricorso a turni molti più impegnativi e con tanti accorgimenti che hanno appesantito fortemente il lavoro. Si pensi all'uso di Dpi che rendono difficile la respirazione, il continuo bardarsi con indumenti che non traspirano e anche alle conseguenze dal mancato aiuto dei volontari e parenti. Ovviamente un ruolo importante è stato giocato da una gestione non sempre pertinente della comunicazione che talvolta ha generato addirittura panico.

Ora abbiamo visto che non sono mancati i ringraziamenti da ogni parte, ma forse bisogna pensare a qualcosa di pratico per cercare di attenuare le conseguenze di questo brutto periodo (che non è ancora concluso del tutto): sul tavolo la Giunta Provinciale ha fatto delle proposte per un riconoscimento economico, ma francamente è stato recepito ben poco di quanto abbiamo chiesto. In sostanza la proposta della Giunta è di premiare con 5 euro lordi all'ora, solo gli operatori che hanno lavorato nei nuclei Covid, lasciando fuori tutti gli altri operatori e tutte le strutture non Covid. Noi non ci stiamo. Gli operatori delle APSP stanno vivendo un momento in cui alla loro professionalità è stato chiesto tantissimo, anche in termini di sacrificio del tempo destinato alla propria vita e alle proprie famiglie, per dedicarsi completamente al lavoro. Questa proposta crea solo malessere!

Inoltre crediamo che in considerazione del fatto che a questo personale non è stato possibile, oltretutto, applicare i benefici di permessi speciali per assistere i figli o per altro, sia ora dovuto un recupero psicofisico con un aumento dei giorni di ferie da godersi in questo periodo in cui ancora in molte strutture non sono ancora stati raggiunti i numeri di ospiti del periodo precovid. Si tratta di una misura poco dispendiosa ma soprattutto importantissima per ridare un po' di fiato al personale esausto.

Questa è la richiesta che facciamo ad Upipa e all'Assessorato alla Salute della PaT.

Ribadiamo poi la necessità di aprire un tavolo di contrattazione per dare agli operatori delle APSP un contratto che sia più tarato sulla natura sanitaria di queste strutture.

Se non arriveranno risposte serie, con convocazioni e confronti, ma senza imposizioni, ci troveremo costretti ad iniziare una protesta che finirà quando troveremo aperture sufficienti.

Roberto Moser
Vice Segretario generale Fenalt e responsabile area Apsp

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