TEMPO PER CAMBIO DIVISA? NON PER TUTTI

Sanita'
| 23 agosto 2020

Trento, 23 agosto 2020 - Come un Re Mida al contrario alcuni sindacati hanno la capacità di toccare una vittoria e di trasformarla in un disastro. Sto parlando del "tempo cambio divisa" che tutti confondono col "cambio divisa". La Cassazione e il CCNL riconoscono il tempo impiegato nel cambiarsi d'abito, non il cambio in se stesso. Mi spiego meglio: la maggior parte dei colleghi ritiene che sia passato il principio per cui, chi per per svolgere il proprio lavoro è tenuto ad indossare una divisa, deve essere risarcito. La sentenza e il Contratto lo riconoscono solo al personale addetto all'assistenza (non a tutti) e sanciscono il diritto al riconoscimento del "tempo" impiegato nella vestizione, tempo che prima non veniva retribuito in quanto fuori dall'orario di servizio. Puntualizzo questo perchè dal 1° settembre l'Amministrazione ha espresso la volontà di rivedere l'organizzazione interna dei propri servizi per far sì che il personale si cambi all'interno dell'orario di servizio che in quanto retribuito, fa venire meno il diritto a vedersi riconoscere i 10 minuti in più. La cosa non fa una piega, ma come verrà fatta? Si timbra e poi si va a cambiarsi all'interno dell'orario di servizio? Si abbandona il luogo di lavoro 5 minuti prima per andare a cambiarsi? Temo un colossale pasticcio vista la complessità dei nostri servizi. Di chi è la colpa? Di tutti! Dell'Apss che ha fretta di sistemare la cosa onde evitare nuove cause, visto anche l'impasse creatosi in Apran. Si poteva posticipare il tutto al prossimo CCPL  con nuove risorse riconoscendo così ad un'ampia fetta di personale il beneficio, invece hanno fatto i duri posticipando a settembre tutta la parte normativa per avere tutto e subito pur non essendoci un'euro. Risultato? L' Apss procederà per la sua strada e cercherà il modo di modificare, laddove possibile, l'organizzazione dei diurnisti e dei day hospital, facendo in modo che, anche se noi in un prossimo futuro in Apran riuscissimo a farlo riconoscere a più persone, di fatto solo pochissimi ne godranno perché se ci si cambierà in orario di servizio, non si avrà titolo di chiedere nulla.

Paolo Penebianco, responsabile Fenalt Sanità

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