TRENTINO MAGLIA NERA IN FATTO DI COVID. LO SMART WORKING SEMPRE PIU' ATTUALE

Pubblico Impiego
| 27 settembre 2020

Trento, 27 settembre 2020 -  Difficile capire perché il Trentino abbia spesso la maglia nera in fatto di Covid. Difficile credere che si tratti solo di sfortuna. E’ notizia di questi giorni che nella settimana dal 14 al 20 settembre l’Istituto Superiore di Sanità nella sua classifica sui contagi ogni centomila abitanti ha collocato al primo posto la provincia autonoma di Trento con 36,85 casi, seguita dalla Liguria con 34,48 e dall’Alto Adige con 32,33. La media nazionale è di 15,42. E’ vero che il Trentino, stando ai dati del 26 settembre, spicca su tutti anche per numero di tamponi, circa 390 ogni centomila abitanti, ma forse, oltre che nella caccia ai positivi dove siamo oggettivamente bravi, bisognerebbe attrezzarsi di più anche sul fronte della prevenzione che - si badi bene - non è la semplice individuazione dei malati. E bisognerebbe farlo soprattutto in vista della stagione invernale, sicuramente la più delicata dal punto di vista dei contagi anche perché il Covid si somma all'influenza.

E’ necessario lanciare più messaggi, investire di più in una comunicazione mirata, perché se il sabato pomeriggio si fa il giro al Sass in città (noto percorso a forte assembramento) è sotto agli occhi di tutti che solo gli over 60 indossano la mascherina chirurgica (e neppure tutti). In una società gerontocratica ottenere la simpatia dei giovani al punto da innescare meccanismi di responsabilità a tutela dei più fragili, che sono appunto i più anziani, può essere difficile se non si investe in sensibilizzazione. Si ricordi che la mascherina resta un obbligo all'aperto dove la distanza di un metro non si riesce a mantenere e dove c’è assembramento. Anche una più corretta informazione sulle mascherine sarebbe auspicabile, sul tipo di mascherine in commercio e sull’opportunità che alcune categorie, più fragili di altre, indossino mascherine diverse dalla chirurgica se gli altri decidono di non indossare nulla. La politica deve rendersi conto senza ipocrisie che la difesa della scuola e dei posti di lavoro comincia dai comportamenti di tutti nel tempo libero. Chi non rispetta le regole sul Covid in Inghilterra paga multe molto salate (da 200 a 10mila sterline). Ora che in Italia la campagna elettorale è finita dovrebbe cominciare quella contro il Covid: speriamo di vedere lo stesso impegno dei politici (e non solo dei virologi) nel comunicare i comportamenti corretti da tenere e nel dare le indicazioni opportune anche alle forze dell’ordine perché siano più severe con i trasgressori.

Anche in azienda è possibile fare molto per difendersi dal virus e per difendere la tenuta del sistema economico: non solo adottando misure preventive rigorose, ma anche modelli organizzativi nuovi come lo smart working. Dopo il lockdown le aziende private e anche gli enti pubblici (una volta tolto il velo di ipocrisia imposto dall’omaggio della PA ad una politica miope) hanno cominciato ad apprezzare i benefici che il lavoro agile riserva in termini di risparmi e aumento della produttività, tanto da farne uno strumento di uso quotidiano. Ormai abbondano gli studi su questo argomento che attestano i vantaggi dello smart working. Non nascondiamoci dietro ad un filo d’erba. Lo stesso ragionamento vale anche per la PA: tutti noi siamo testimoni del fatto che le persone non cambiano approccio al lavoro perché sono a casa. Chi non ha voglia di fare, non fa né a casa né in ufficio, chi si impegna invece, finisce col lavorare di più a casa perché ha più tempo a disposizione. Il problema della PA, quindi, non è il lavoro agile, ma la selezione del personale.

Venendo alla Provincia autonoma di Trento, ancor oggi il 50% dei suoi 3000 amministrativi lavora da casa. In un articolo apparso su l’Adige del 27 settembre Francesco Terreri fa il punto sulla situazione. “Avevamo ipotizzato di tornare alla normalità il primo ottobre – dice Paolo Nicoletti, direttore generale PaT – ma la situazione non lo consente ancora. Quindi andremo avanti così almeno in ottobre”. E c’è da scommettere che la quota in smart working andrà aumentando. Come facciamo a saperlo? Ci guardiamo intorno. Fuori dalla porta di casa nostra in Spagna, mentre scriviamo, ci sono oltre 12mila positivi al giorno con 80 decessi quotidiani e a Madrid i pazienti Covid occupano il 40% delle terapie intensive; in Francia i casi sono oltre 14mila al giorno e 40 sono i morti quotidiani, a Parigi la mascherina è obbligatoria anche all’aperto; in Gran Bretagna i casi sono 7mila al giorno, i morti sono quasi quaranta ogni giorno e Boris Johnson invita tutti quelli che possono, a lavorare da casa. Ovunque in questi paesi ci sono restrizioni dei comportamenti volti a ridurre il contagio. Il virus non fa sconti a nessuno. Cosa aspettiamo a mettere anche noi la mascherina all’aperto sempre, in modo da ridurre la diffusione del virus e dell'influenza, per salvare i posti di lavoro che come sindacato riteniamo una priorità da tutelare e con essi il sistema sanitario, le scuole e soprattutto le vite umane?

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