SMART WORKING: PIÙ NELLA PA CHE NEL PRIVATO, MA AUMENTA IL NUMERO DI ORE LAVORATE

Economia E Lavoro
| 23 gennaio 2021

Trento, 23 gennaio 2021 - Il pubblico batte il privato nel ricorso al lavoro agile ai tempi del Coronavirus. A dirlo sono tre Note Covid-19 pubblicate dagli analisti di Bankitalia. Nella prima parte del 2020 i dipendenti privati in smart working sono arrivati al 14%, contro l'1,5% di fine 2019; i pubblici invece hanno fatto un balzo enorme, passando dal 2,4% al 33%. In termini assoluti i lavoratori privati sono passati da meno di 200mila a 1,8 milioni, e le imprese che hanno utilizzato lo smart working sono aumentate dal 28,7% del 2019 all'82,3% del 2020. Nella Pa, invece, i picchi di telelavoro si sono registrati negli enti locali, con quote fino al 95%. Il lavoro agile ha consentito a molti lavoratori del privato, soprattutto diplomati e laureati nei settori considerati "non essenziali", di evitare la cassa integrazione e di mantenere intatta la retribuzione. A farne maggior uso sono state le donne (1,5% in più degli uomini) che hanno visto il potenziale di questo strumento come mezzo di conciliazione tra cure familiari e lavoro. Inoltre, secondo gli esperti di Bankitalia, il lavoro agile ha mediamente determinato un aumento del 6% delle ore effettive di attività. Secondo altre analisi pubblicate nei mesi scorsi la quota di lavoratori che nel nostro Paese potrebbe facilmente lavorare da remoto (autonomi, dipendenti del settore privato e pubblico) sono il 30,4%, ovvero 7 milioni di individui (fonte dati: Il Sole 24Ore).

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