RSA: INUTILE PIANGERE SUL LATTE VERSATO
Trento, 22 settembre 2026 - "Nelle RSA del Trentino siamo a quasi 5000 posti, ma drammaticamente non bastano". Con queste parole Michela Chiogna (in foto), presidente di Upipa, fotografa, in una intervista al quotidiano l'Adige, la preoccupante situazione della carenza di posti letto nelle strutture di accoglienza per gli anziani in Trentino. In prospettiva, però, le cose potrebbero anche peggiorare: l'invecchiamento della popolazione e la difficoltà di trovare operatori potrebbero rendere lo scenario ancora più critico. "Come Fenalt - osserva Marco Stefani, responsabile Apsp del Sindacato - lo diciamo da sempre che bisogna guardare lontano e fare previsioni azzeccate, perché il tema dell'invecchiamento della popolazione lo conosciamo da anni: non è certo un problema apparso oggi. Sì, la situazione attuale è drammatica e non si risolve dall'oggi al domani".
Allestire nuove strutture o ampliare quelle esistenti serve a poco se poi ci si chiede: con quale personale le riempiamo?
Da anni Fenalt sostiene che la priorità assoluta debba essere il personale. "Prendersi cura di chi cura è il primo, fondamentale passo. Invece si è fatto il contrario: la stasi e la mancanza di visione stanno allontanando sempre più professionisti dalle RSA" osserva Stefani. Il quadro quotidiano che ci viene segnalato dai lavoratori è insostenibile. Richiami continui in servizio e carichi di lavoro al limite delle forze. "Spostamenti del personale da una sede all'altra in una sorta di "estrazione a sorte", trattando i professionisti come meri numeri e non come operatori umani. Difficoltà crescenti nella gestione delle relazioni con i familiari, lasciate spesso sulle spalle dei singoli senza un idoneo supporto. C'è molto su cui lavorare".
Nel frattempo, le richieste concrete del sindacato restano ignorate: il buono pasto per tutto il personale delle APSP, aumento dei parametri, adeguamento delle indennità notturne per tutto il personale. Si è arrivati persino al punto di far sentire i lavoratori come «di serie B» quando chiedono un giorno di permesso per motivi personali o familiari, spesso di fronte a figure non formate che cercano improvvisamente di dirigere i nuclei assistenziali.
"Si pretende di risolvere oggi un’emergenza che doveva essere affrontata quando noi la denunciavamo già 15 anni fa. Oggi si aumentano i posti letto con le cosiddette "RSA leggere", ma sempre senza incrementare i parametri assistenziali. Anche il progressivo invecchiamento degli stessi operatori era ampiamente prevedibile ed è stato segnalato da Fenalt a tempo debito, rimanendo purtroppo inascoltato nonostante il ruolo di sindacato maggiormente rappresentativo delle Autonomie Locali" conclude il sindacalista.
Ora, per correre ai ripari all'ultimo minuto, la soluzione proposta è quella di formare gli OSS direttamente "sul campo". Fino a ieri servivano due anni e 1.400 ore di formazione professionale; anche su questo Fenalt aveva denunciato la disparità di chi arrivava da fuori regione con corsi da 1.000 ore ed equiparazioni immediate.
La situazione andava affrontata con serietà dieci anni fa. Oggi non resta che sperare si riesca a tamponare l'emergenza e a salvare il salvabile, senza mai dimenticare un principio basilare: più dignità diamo a chi cura, più qualità garantiamo ai residenti delle nostre RSA.